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Apparire è più importante che essere

Scommetto che desideri ardentemente l’ultimo modello di Imac, sempre che tu non lo possieda già.

Perché? Per il suo incredibile rapporto qualità/prezzo? Non credo proprio.

Certo, questi sono degli ottimi computer ma è innegabile che siano pagati ben oltre le loro reali caratteristiche.

E perché nonostante ciò siamo comunque disposti a comprarlo?

La risposta è semplice: la marca che lo produce si è costruita negli anni, grazie a campagne pubblicitarie mirate create da esperti di marketing, un autorità e una serie di percezioni e valori positivi nei suoi confronti.

 

Possedere l’ultimo modello di Imac, quindi, non significa soltanto possedere un computer, ma significa essere giovani, alla moda, tecnologici e attribuisce tanti altri valori e uno stile che la marca ha deciso di conferirgli, tutte caratteristiche molto al di fuori da quelle informatiche.

 

Questo processo è quello che caratterizza il mondo moderno del marketing, lo stesso ragionamento avviene anche nella la musica.

 

Al giorno d’oggi, infatti, il prodotto passa in secondo piano rispetto a come viene posto sul mercato.

Non è la qualità del prodotto che ne percepisce la riuscita sul mercato musicale ma la percezione che il pubblico ne ha di sé.

 

Per questo artisti bravi e competenti continuano a cantare sotto la doccia mentre sul palco sempre più spesso ci sta chi a stento può essere definito tale.

 

Un cantautore, ad esempio, dovrebbe essere un artista a 360°: saper scrivere la musica, il testo, curare tutto ciò che riguarda la propria immagine e i propri brani mentre invece, ad eccezione di alcuni casi, esistono figure che si occupano di tutto e l’artista si limita spesso solo ad apparire.

 

È giusto sottolineare però che non è sempre così, esistono ancora artisti degni di questo nome che con dedizione e passione curano ogni aspetto della propria carriera.

 

Una volta creata una sorta di garanzia nei confronti del pubblico e del mercato musicale l’artista può permettersi (quasi) qualsiasi cosa.

 

Saranno gli stessi operanti nel settore i primi a non potersi permettere di giudicare il prodotto di quel determinato artista in quanto qualche parola di troppo potrebbe compromettere la propria carriera.

 

Per quanto riguarda il pubblico e il mercato: le radio, le tv e qualsiasi altra piattaforma sarà sempre e comunque incentivata a riprodurre il brano di quel determinato artista, a prescindere dalla qualità di esso.

La psicoacustica insegna poi che anche il brano più brutto, se riprodotto costantemente, penetra nella mente dell’ascoltatore e finisce poi per piacergli.

 

Tradotto in parole semplici: oggi conta più quello che sei che quello che fai.

 

Questo ragionamento di marketing è furbo a patto che di fondo ci sia sempre e comunque quella che può essere definita musica di qualità.

 

Cerca sempre il modo più furbo per convenire a chi comanda nel settore del mercato musicale ma

se ami la musica, se non vuoi che essa si riduca solo ad un tornaconto di soldi e se fai tutto questo per trasmettere emozioni attraverso di essa allora sostieni la musica di qualità e non “venderti” mai a discapito dell’unica cosa che conta: la musica.